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Cernusco sul Naviglio – Villa Alari Visconti di Saliceto

Localizzazione: Cernusco sul Naviglio, Via Cavour

Cernusco contava su case nobili del XVIII secolo, originariamente opere fortificate del XVI secolo, trasformate in ville. Fra queste primeggiavano “la villa Alario… colle grandiose spalliere d’agrumi, le ampie fontane, i catini, la gran balaustrata a fogliami, vasi, obelischi, che fronteggia il naviglio, il quale lambisce il giardino.” (Cesare Cantù, Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, Milano, 1857)

Foto 1 – entrata da via Cavour

Foto 2 – vista dal cortile di accesso

Foto 3 – vista meridionale

Foto 4 – lo scalone

Foto 5 – particolare di dipinti a muro

Foto 6 – particolare di porta

Villa Alari Visconti è certamente la villa più importante ed imponente di Cernusco.

Il disegno architettonico di Giovanni Ruggeri (1703) poggiava in principio su una lunga spianata che proseguiva oltre il naviglio.

Un’ampia corte frontale, cintata da ali di servizio, introduceva alla villa, affiancata da corti di servizio laterali.

Villa Alari-Visconti era la casa di delizie del Conte Don Giacinto Alario. Allegorie e miti illudevano lo spettatore introducendolo in un mondo di spazi dilatati e dintorni fiabeschi.

Dopo la morte di Giacinto Alari, Francesco III Duca di Modena, nominato dall’Imperatrice Maria Teresa Capitano generale ed Amministratore della Lombardia, scelse la Villa di Cernusco come residenza estiva per la villeggiatura.

Gli Arciduchi Maria Beatrice d’Este e Ferdinando d’Asburgo affittarono la villa nei periodi estivi dal 1772 a tutto il 1776, ma poi scelsero come residenza estiva la Villa Reale di Monza.

La casa di campagna dei Conti Alari fu, in effetti, per un certo periodo di tempo a cavallo del 1775, oggetto di attenzioni e trattative tra i Conti Alari e l’Arciduca Ferdinando d’Asburgo.

“La Casa ella è a tre piani con volti reali tutti a stucchi dorati e pitture a fresco, oltre i mezzani in forma di appartamenti divisi in alto ed a mezzo… Ha uno scalone dipinto a fresco con ornati di stucco a oro, e una superba ringhiera di pietra ornata di ferro con vernice, e lavori dorati … Un oratorio , o sia chiesa, con volto reale dipinto a fresco, e stucchi tutti dorati, altare di marmo, ed ancona dipinta a olio, con l’accesso coperto a due tribune dalli appartamenti, e pure dal primo piano… All’estremità di questo fabbricato trovasi la cappella con volta dipinta a fresco dal soprannominato Francesco Fabbrica ed un altare barocco con marmo di vari colori con la pala ad olio di Salvatore Bianchi”. (M.A. Dal Re, Ville di Delizia o siano Palagi camperecci nello Stato di Milano, II, Milano, 1743)

La descrizione della villa stesa nel 1887 dal Conte Alfonso Visconti di Saliceto (combattente nella guerra di indipendenza del 1859) è molto accurata.

“Dalla parte destra si discende ad una gran peschiera, che forma specchio contornata di passeggi ombrosi; dalla sinistra all’incontro un gran Viale di Carpani, che si stende lungo il Naviglio da una parte, dall’altra lungo una Roggia, o piccolo canale, che somministra le acque coll’aiuto d’una Machina smoventesi alle Officine della Casa, ed al Giardino”. (M.A. Dal Re, Ville di Delizia o siano Palagi camperecci nello Stato di Milano, II, Milano, 1743) e introduce il tema rinascimentale delle forme esatte suggerite dalla lettura dell’Hypnerotomachia Poliphili, opera attribuita al frate domenicano Francesco Colonna (pubblicata a Venezia nel 1499, cinquant’anni dopo la sua stesura).

Il sogno di Polifilo Hypnerotomachia Poliphili è un racconto allegorico che narra del sogno d’amore tra Polifilo e Polia nel giardino di Citera, la mitica isola sacra di Afrodite.

I due amanti, trasportati da una barca meravigliosa, solo con l’aiuto di Ragione e Volontà riescono a superare il labirinto e ad accedere all’isola e al giardino di Citera, uno spazio inaccessibile sia fisicamente sia simbolicamente a chi non sia in grado di comprenderne le leggi razionali che lo regolano intimamente.

Lo spazio del giardino è, infatti, un percorso scandito da rigorose forme geometriche dove architettura e natura s’incontrano in una complicata composizione architettonica, marcata da terrazze circolari con sviluppo a piramide.

Note

“La campagna circostante era disposta pure a disegno, e ancora fa un maestoso vedere il viale di pioppi che riesce ad angolo retto sulla postale. Fu disegno del Ruggeri” (Cesare Cantù, op. cit.).

Questo disegno è in parte occultato dalle nuove costruzioni che nascondono l’unità rinascimentale degli intenti.

Ville e giardini diventavano il luogo per eccellenza della rappresentazione scenica del pensiero umanista.

Bibliografia

“Ville di delizia e dimore storiche in Martesana” di Enzo Motta, 2017

Cesare Cantù, Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, Milano, 1857

M.A. Dal Re, Ville di Delizia o siano Palagi camperecci nello Stato di Milano, II, Milano, 1743

Autore: Enzo Motta
Datazione: XVIII secolo
Numero scheda catalogo heritage: